Il contratto di consulenza professionale regola il rapporto tra un professionista o una società di consulenza e un cliente che gli affida un incarico specialistico: fiscale, tecnico, organizzativo, informatico, di marketing. Il consulente lavora in autonomia, con mezzi propri e senza vincolo di subordinazione. Se la prestazione è intellettuale si applicano gli artt. 2229 e seguenti del Codice Civile, altrimenti le regole generali del contratto d'opera (art. 2222 c.c.). Per i lavoratori autonomi conta anche la Legge 81/2017, che tutela il professionista nei rapporti con i committenti.
L'oggetto dell'incarico va descritto con precisione: quali attività sono incluse, quali risultati sono attesi, quali sono esclusi e verranno compensati a parte. È la clausola che evita più contestazioni. Il compenso può essere a forfait, a tempo o legato al risultato; la Legge 81/2017 considera abusive le clausole che fissano termini di pagamento superiori a sessanta giorni dal ricevimento della fattura e quelle che consentono al committente di modificare unilateralmente le condizioni. Nei confronti di grandi imprese, banche e pubblica amministrazione, per i professionisti iscritti a ordini e collegi si applicano anche le regole sull'equo compenso.
Il modello contiene una clausola di riservatezza sulle informazioni del cliente e una sulla titolarità dei risultati: report, software, progetti, contenuti. Se nulla è previsto, la titolarità di alcune opere può restare al consulente, quindi conviene scriverlo. La responsabilità del professionista per la prestazione intellettuale è limitata ai casi di dolo o colpa grave quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (art. 2236 c.c.); il contratto può prevedere anche un massimale e l'obbligo di copertura assicurativa.
Una consulenza che si traduce in presenza quotidiana in azienda, orari fissi, direttive puntuali e un unico committente per anni può essere riqualificata come lavoro subordinato o collaborazione etero-organizzata, con conseguenze contributive per il committente. Il contratto non basta a evitarlo se i fatti dicono altro, ma aiuta a dimostrare l'autonomia: obiettivi e non orari, consegne e non presenze, libertà di organizzazione e di lavorare per altri clienti.
Il consulente con partita IVA emette fattura elettronica. Se è in regime ordinario e il cliente è un sostituto d'imposta, il cliente trattiene la ritenuta d'acconto del 20%; se è in regime forfettario non applica né IVA né ritenuta, ma l'imposta di bollo sopra 77,47 euro. Il contratto può indicare a carico di chi sono il contributo previdenziale integrativo della cassa e le spese di trasferta.
Descrivi l'incarico per fasi o per risultati; indica tempi, referenti e modalità di comunicazione; definisci il compenso e le scadenze di fatturazione; regola il recesso con un preavviso ragionevole e il pagamento delle attività già svolte; scegli legge applicabile e foro competente. Allegare un preventivo dettagliato rende il contratto più chiaro.
No, la scrittura privata relativa a prestazioni soggette a IVA si registra solo in caso d'uso, con imposta fissa.
Solo in modo occasionale. Se l'attività è abituale serve la partita IVA.
Nel contratto d'opera intellettuale il cliente può recedere rimborsando le spese e pagando il compenso per l'opera svolta (art. 2237 c.c.), salvo diversi accordi.
Per incarichi più semplici c'è la lettera di incarico professionale; per rapporti continuativi con più ordini l'accordo quadro commerciale; per proteggere le informazioni l'NDA unilaterale. Se stai valutando la partita IVA usa il calcolatore del forfettario e leggi Regime forfettario 2026.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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