Dividendi SRL: come si distribuiscono, quanto si paga di tasse e quando conviene

La distribuzione di utili da una SRL ai propri soci è uno degli atti più frequenti nella vita societaria e uno dei più fraintesi sul piano fiscale. La domanda che ogni socio-amministratore si pone — meglio prendere lo stipendio o i dividendi? — non ha una risposta assoluta: dipende dall'aliquota IRPEF del socio, dalla sua posizione previdenziale e dalla quota di utili che si intende reinvestire nell'impresa. Questa guida analizza ogni aspetto: la procedura di distribuzione, la tassazione con e senza ritenuta, il confronto con il compenso da amministratore e i casi concreti in cui l'una o l'altra soluzione è più conveniente.

Cos'è un dividendo e quando si può distribuire

I dividendi sono la quota di utile netto di esercizio (o di riserve di utili precedenti) che la SRL distribuisce ai propri soci in proporzione alla loro partecipazione al capitale sociale, salvo che l'atto costitutivo o lo statuto non prevedano criteri di distribuzione diversi. La distribuzione non è un obbligo: la società può decidere di non distribuire e di accantonare l'intero utile a riserva.

Le condizioni necessarie per poter distribuire dividendi sono:

  • L'esistenza di un utile netto risultante dal bilancio approvato: non si possono distribuire dividendi fittizi o in assenza di utile reale, pena la responsabilità degli amministratori e la restituzione obbligatoria da parte dei soci;
  • L'accantonamento obbligatorio a riserva legale: il 5% dell'utile netto deve essere destinato alla riserva legale fino a che questa non raggiunge il 20% del capitale sociale (art. 2430 c.c.). Solo sull'utile residuo si può deliberare la distribuzione;
  • L'assenza di perdite pregresse: se la società ha riportato perdite da esercizi precedenti, queste devono essere coperte prima di poter distribuire nuovi utili;
  • La delibera assembleare: la distribuzione richiede una delibera dell'assemblea dei soci (non basta la decisione dell'amministratore).

La delibera assembleare di distribuzione degli utili

La distribuzione degli utili si delibera nell'assemblea dei soci convocata per l'approvazione del bilancio d'esercizio. La delibera deve indicare: l'importo totale da distribuire, la ripartizione tra i soci (di norma proporzionale alle quote, salvo diversa previsione statutaria), la data di messa in pagamento e le modalità di pagamento.

Il modello di verbale per la delibera è disponibile tra i modelli del sito: Verbale assemblea SRL – approvazione bilancio. Per le delibere di distribuzione straordinaria di riserve di utili accumulate in esercizi precedenti, l'assemblea può essere convocata in qualunque momento dell'anno.

La tassazione dei dividendi: ritenuta del 26%

I dividendi distribuiti da una SRL a soci persone fisiche che non esercitano l'impresa sono soggetti a una ritenuta a titolo di imposta del 26% operata dalla SRL al momento del pagamento (art. 27 DPR 600/1973, come modificato dalla L. 205/2017). La ritenuta è definitiva: i dividendi percepiti non vengono più inseriti nella dichiarazione dei redditi del socio persona fisica non imprenditore e non concorrono alla formazione del reddito IRPEF complessivo.

Eccezioni alla ritenuta: soci non residenti e società holding

La ritenuta del 26% si applica ai soci persone fisiche residenti in Italia che non esercitano l'impresa. Esistono regimi diversi per categorie specifiche di soci:

Tipo di socio Regime applicabile Aliquota effettiva
Persona fisica residente non imprenditore Ritenuta a titolo di imposta (definitiva) 26%
Persona fisica in regime d'impresa (es. ditta individuale che possiede quote SRL) Concorre al reddito d'impresa (IRPEF) per il 58,14% del dividendo Variabile (IRPEF sul 58,14%)
Società di capitali italiana (es. holding SRL che detiene quote di SRL operativa) Esclusione del 95% del dividendo dal reddito imponibile (participation exemption) ~1,2% (24% × 5%)
Socio persona fisica residente in Paese UE con convenzione Ritenuta ridotta secondo la convenzione contro le doppie imposizioni (tipicamente 5–15%) 5–15% (da convenzione)
Socio persona fisica residente in Paese non convenzionato Ritenuta del 26% (come soci italiani) 26%

Il regime della participation exemption (esclusione del 95% del dividendo dal reddito delle società di capitali) è la ragione principale per cui le strutture holding sono vantaggiose: la holding può ricevere dividendi dalla società operativa con un carico fiscale quasi nullo, accumulare liquidità e redistribuirla con pianificazione. Per approfondire: Holding familiare: cos'è e quando conviene.

Dividendi o compenso da amministratore: il confronto fiscale

Il socio-amministratore di una SRL ha tipicamente tre canali attraverso cui estrarre valore dalla società: il compenso da amministratore, i dividendi e il rimborso spese. La combinazione ottimale dipende dal livello di reddito e dalla posizione previdenziale.

Compenso da amministratore Dividendi

Tassazione in capo al socio

IRPEF con aliquote progressive (23%–43%) + addizionali regionali e comunali

Tassazione in capo al socio

Ritenuta definitiva 26% — non influenza il reddito complessivo IRPEF

Deducibilità dalla SRL

Costo interamente deducibile dall'imponibile IRES della SRL

Deducibilità dalla SRL

Non deducibile: la SRL distribuisce utile già tassato con IRES al 24%

Contributi previdenziali

Dovuti (INPS Gestione Separata 26,23% se non già iscritto ad altra gestione, oppure contributi alla cassa di categoria)

Contributi previdenziali

Non soggetti a contribuzione previdenziale

Effetto netto sul risparmio fiscale

La deduzione IRES (risparmio 24%) riduce parzialmente il costo fiscale complessivo

Effetto netto sul risparmio fiscale

Carico combinato IRES + ritenuta ≈ 43–44% — fisso indipendentemente dal reddito del socio

Adempimenti

CU annuale, mod. 770, ritenute mensili d'acconto (20% o aliquota da scaglione)

Adempimenti

Delibera assembleare, ritenuta al momento del pagamento, CU per i dividendi percepiti

L'effetto previdenziale: contributi INPS sul compenso

Il contributo previdenziale è spesso l'elemento determinante nella scelta tra compenso e dividendi, e raramente viene considerato adeguatamente. I dividendi non sono soggetti a contribuzione previdenziale: il socio che riceve solo dividendi dalla SRL non matura alcuna anzianità contributiva, non costruisce alcuna posizione pensionistica attraverso la società.

Questo non è necessariamente uno svantaggio assoluto (la contribuzione previdenziale è anche un costo), ma è un elemento da pesare nella pianificazione di lungo periodo. Un socio-amministratore che per anni prende solo dividendi si trova, alla soglia pensionabile, con una posizione previdenziale molto ridotta rispetto a chi ha estratto parte del valore come compenso da amministratore soggetto a contribuzione.

Per la guida completa alla previdenza degli autonomi e alla pianificazione pensionistica: Pensione e partita IVA: come funziona la previdenza. Per la guida ai compensi degli amministratori: Compensi agli amministratori di SRL.

Quando conviene distribuire e quando no

La distribuzione dei dividendi è conveniente quando:

  • Il socio ha un'aliquota IRPEF marginale elevata (35–43%) e il carico combinato IRES + ritenuta (circa 44%) non è significativamente superiore alla tassazione che avrebbe subito il compenso;
  • Il socio non ha esigenze di maturare ulteriore anzianità contributiva previdenziale;
  • La SRL ha utili accumulati in riserva che non servono all'attività operativa e che altrimenti resterebbero fermi;
  • Si vuole semplificare la struttura remunerativa evitando gli adempimenti mensili delle ritenute sul compenso.

La distribuzione dei dividendi non conviene quando:

  • Il socio ha un'aliquota IRPEF bassa (23%): in quel caso il compenso, dopo la deduzione IRES, pesa meno del dividendo;
  • La SRL ha bisogno di liquidità per crescere: distribuire cassa riduce la capacità di investimento;
  • Il socio ha esigenze di costruire posizione previdenziale: il compenso contribuisce, il dividendo no;
  • La società ha perdite pregresse da coprire: non si può distribuire dividendi fino a che le perdite non siano azzerate.

La riserva utili: accantonare invece di distribuire

Una strategia spesso sottovalutata è quella di non distribuire gli utili ma di mantenerli nella SRL come riserva. Gli utili accantonati a riserva hanno già scontato l'IRES (24%): sono liquidità netta disponibile per la società. La SRL può utilizzarla per investimenti, per ridurre i debiti bancari, per finanziare lo sviluppo.

La differenza rispetto al dividendo è che l'ulteriore tassazione (la ritenuta del 26% sul socio) viene posticipata o evitata. Se la SRL viene successivamente ceduta, il prezzo di cessione incorpora anche le riserve accumulate e la tassazione in capo al venditore è sulla plusvalenza da cessione (non sul dividendo), che ha un trattamento fiscale potenzialmente diverso.

Per le implicazioni della cessione di quote SRL e dell'uscita dei soci: Come uscire da una società: recesso e conseguenze fiscali e SRL unipersonale: quando conviene.

Gli adempimenti dopo la distribuzione

La distribuzione dei dividendi comporta una serie di adempimenti che la SRL deve gestire puntualmente:

  1. Ritenuta alla fonte: la SRL opera la ritenuta del 26% al momento del pagamento e la versa all'Erario entro il 16 del mese successivo tramite F24 con codice tributo 1035;
  2. Certificazione Unica (CU): entro il 16 marzo dell'anno successivo, la SRL emette la CU al socio certificando il dividendo erogato e la ritenuta operata;
  3. Modello 770: i dati dei dividendi distribuiti e delle ritenute versate confluiscono nel modello 770 della SRL, da presentare entro il 31 ottobre dell'anno successivo;
  4. Aggiornamento del libro soci (se tenuto): la delibera e il pagamento dei dividendi devono essere annotati;
  5. Il socio non deve fare nulla in dichiarazione: i dividendi soggetti a ritenuta definitiva non vanno inseriti nel modello Redditi PF del socio.
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