Il finanziamento soci infruttifero è il contratto con cui un socio presta denaro alla propria società, di solito una SRL, senza interessi e con obbligo di restituzione. È il modo più comune per dare liquidità alla società senza aumentare il capitale e senza ricorrere alla banca. A differenza del versamento in conto capitale, che diventa patrimonio della società, il finanziamento crea un debito della società verso il socio, rimborsabile secondo quanto pattuito.
L'art. 46 del TUIR stabilisce che le somme versate alle società commerciali dai soci si considerano date a mutuo, quindi produttive di interessi, se dai bilanci non risulta che il versamento è stato fatto ad altro titolo. Se il prestito deve essere infruttifero, questo deve risultare in modo chiaro: da un contratto con data certa e dalla nota integrativa del bilancio. In mancanza, l'Agenzia delle Entrate può presumere interessi al tasso legale e tassarli in capo al socio, anche se non li ha mai incassati.
L'art. 2467 del Codice Civile prevede che il rimborso dei finanziamenti dei soci di SRL sia postergato, cioè venga dopo la soddisfazione degli altri creditori, quando il finanziamento è stato concesso in un momento di eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione finanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento. Se il rimborso avviene nell'anno precedente un'eventuale liquidazione giudiziale, deve essere restituito. È un rischio da tenere presente quando la società attraversa una fase difficile.
Il contratto di finanziamento soci, se viene registrato, sconta l'imposta di registro del 3% sull'importo; lo stesso accade se il finanziamento risulta da un verbale di assemblea che viene registrato. Per questo, nella prassi, il contratto si redige per scrittura privata e non si registra, ottenendo la data certa con la firma digitale con marca temporale o con lo scambio via PEC tra socio e società. In questo modo il documento è opponibile all'Agenzia delle Entrate e ai terzi senza sostenere l'imposta proporzionale.
Il versamento deve avvenire con bonifico dal conto del socio a quello della società, con una causale coerente. La restituzione segue le stesse regole e i tempi stabiliti nel contratto. Se il socio rinuncia al rimborso, il credito si trasforma in una riserva di patrimonio: la rinuncia ha effetti fiscali per la società che vanno valutati prima, perché dipendono dal valore fiscale del credito.
Dati del socio e della società, importo e modalità di erogazione, natura infruttifera, durata e modalità di rimborso, eventuale facoltà di rimborso anticipato, clausola sulla postergazione, impegno della società a darne evidenza in bilancio, firma del legale rappresentante e del socio. Se il socio è anche amministratore conviene una delibera dei soci o un'approvazione dell'altro organo per evitare conflitti di interessi.
Sì; gli interessi sono reddito di capitale del socio e un costo per la società, nei limiti di deducibilità previsti.
Sì, tra i debiti verso soci, con indicazione in nota integrativa di scadenze e clausole di postergazione.
Non sempre, ma per importi rilevanti o se il socio è amministratore è opportuna.
Approfondisci con la guida Finanziamenti e versamenti dei soci nella SRL e, se la società ha perdite rilevanti, Perdite e capitale sociale nella SRL. Il finanziamento va riportato nel verbale di approvazione del bilancio. Per un aumento di capitale vedi Come si fa un aumento di capitale.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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