Il 30 novembre 2026 (quest'anno un lunedì, quindi senza slittamenti) scade il secondo acconto delle imposte sui redditi. È l'adempimento fiscale più temuto dell'autunno: arriva a fine anno, spesso per importi consistenti, e per il 2026 va versato in un'unica soluzione, perché il rinvio con rateizzazione che aveva accompagnato il biennio 2023-2024 non è stato riproposto. In questa guida vediamo con precisione chi deve pagarlo, quali imposte riguarda, come si calcola con il metodo storico e con quello previsionale, come ridurlo in modo legittimo e cosa fare se non si riesce a versarlo entro la scadenza.
Il sistema fiscale italiano non funziona a saldo posticipato: oltre a pagare le imposte dovute per l'anno già concluso (il saldo), il contribuente versa in via anticipata una parte delle imposte dell'anno in corso (l'acconto). L'acconto dovuto per il 2026 si paga in due momenti:
Il secondo acconto, quindi, non è una tassa nuova: è il completamento dell'anticipo sulle imposte del 2026, che verranno poi conguagliate a saldo nella dichiarazione da presentare nel 2027.
L'obbligo e la sua articolazione dipendono dall'importo dell'imposta dell'anno precedente (il cosiddetto rigo differenza della dichiarazione). Le soglie, stabili da anni, sono due:
Nella grande maggioranza dei casi, dunque, il secondo acconto di novembre corrisponde al 60% dell'acconto complessivo dovuto per l'anno.
Il meccanismo dell'acconto si applica a più prelievi. I principali per professionisti, ditte individuali e forfettari sono:
La legge lascia due strade per calcolare l'acconto. La scelta è libera, ma ha conseguenze concrete.
È il metodo “sicuro”: l'acconto si calcola applicando la percentuale (100%) all'imposta risultante dalla dichiarazione dell'anno precedente. Non richiede stime e non espone a sanzioni, perché il parametro è un dato certo già dichiarato. È la scelta corretta quando il reddito dell'anno in corso è stabile o in crescita rispetto al precedente.
Consente di commisurare l'acconto all'imposta che si prevede di dovere per l'anno in corso. È utile quando il 2026 si sta chiudendo con un reddito più basso del 2025 (calo di commesse, cessazione di un contratto importante, riduzione dell'attività): pagando sul previsionale si versa meno, liberando liquidità. Il rovescio della medaglia è il rischio: se a consuntivo l'imposta effettiva del 2026 risulta più alta di quanto stimato, l'acconto versato sarà insufficiente e scatteranno sanzioni per carente versamento (30%, riducibili con il ravvedimento) più interessi. Il previsionale, quindi, va usato solo quando la riduzione del reddito è ragionevolmente certa.
| Metodo storico | Metodo previsionale | |
|---|---|---|
| Base di calcolo | Imposta dell'anno precedente (dato certo) | Imposta stimata dell'anno in corso |
| Quando conviene | Reddito stabile o in aumento | Reddito in calo certo |
| Rischio sanzioni | Nessuno | Sì, se si versa meno del dovuto effettivo |
Per il 2026 la seconda aliquota IRPEF è stata ridotta dal 35% al 33% per la fascia di reddito intermedia. Chi rientra in quello scaglione, adottando il metodo previsionale, può tenere conto del minor carico d'imposta che maturerà sul 2026 e calibrare l'acconto di conseguenza. Trattandosi di una novità recente, prima di ridurre l'acconto conviene far verificare il calcolo, per non scendere sotto il dovuto: qui la nostra guida al calcolo dell'IRPEF con gli scaglioni 2026.
Imposta sostitutiva 2025 (quadro LM) pari a 3.000 euro. L'acconto 2026 è il 100%, cioè 3.000 euro. Poiché supera 257,52 euro, si divide in due rate: 40% = 1.200 euro già versati a luglio e 60% = 1.800 euro da versare entro il 30 novembre 2026.
IRPEF del rigo differenza 2025 pari a 5.000 euro. Acconto 100% = 5.000 euro: 2.000 euro (40%) a luglio e 3.000 euro (60%) a novembre.
Imposta di riferimento pari a 200 euro: rientra tra 51,65 e 257,52 euro, quindi non c'è stata la rata di luglio e l'intero acconto (100% = 200 euro) si versa in un'unica soluzione il 30 novembre.
Forfettario con imposta 2025 di 3.000 euro, ma con ricavi 2026 in calo del 40%: imposta 2026 stimata in 1.800 euro. Avendo già versato a luglio la prima rata storica di 1.200 euro, il secondo acconto sul previsionale sarà pari a 1.800 − 1.200 = 600 euro (anziché 1.800). Attenzione: se a fine anno l'imposta effettiva 2026 risultasse, ad esempio, 2.100 euro, l'acconto complessivo versato (1.800) sarebbe inferiore alla soglia richiesta e la differenza sarebbe soggetta a sanzione. Il previsionale va quindi “tarato” con prudenza.
Le vie corrette per pagare meno sono sostanzialmente due:
Ridurre l'acconto “a sensazione”, senza un calcolo previsionale attendibile, è invece l'errore più costoso: si risparmia a novembre e si pagano sanzioni e interessi l'anno dopo.
Per il 2026 la risposta è no: il secondo acconto va versato in un'unica soluzione entro il 30 novembre. La possibilità di dilazionare le somme dovute in rate mensili riguarda i versamenti risultanti dalla dichiarazione — cioè saldo e primo acconto — ma non la seconda rata di novembre.
Il rinvio con rateizzazione (versamento spostato a gennaio e diviso fino a cinque rate) che molte partite IVA di minori dimensioni avevano potuto sfruttare è stato una misura sperimentale limitata ai periodi d'imposta 2023 e 2024: non è stato riproposto per il 2025 e, allo stato attuale, resta fuori dalla Legge di Bilancio 2026. Poiché negli ultimi anni interventi simili sono comparsi anche all'ultimo momento, conviene verificare eventuali novità a ridosso della scadenza; ma la regola su cui pianificare oggi è il versamento integrale al 30 novembre.
Il pagamento avviene con modello F24, in cui è possibile compensare l'importo con eventuali crediti disponibili. I codici tributo della seconda rata di acconto più frequenti sono:
| Imposta | Codice tributo (2ª rata acconto) |
|---|---|
| IRPEF | 4034 |
| Imposta sostitutiva forfettari / minimi | 1791 |
| Cedolare secca | 1841 |
| IRES | 2002 |
| IRAP | 3813 |
I contributi INPS si indicano nell'apposita sezione del modello con le causali della propria gestione (ad esempio AP/CP per artigiani e commercianti sulla quota eccedente il minimale, PXX per la Gestione Separata). L'anno di riferimento da indicare nell'F24 è il 2026.
Il mancato o insufficiente versamento comporta una sanzione, ma la posizione può essere regolarizzata con il ravvedimento operoso, che riduce la sanzione in proporzione al ritardo, con l'aggiunta degli interessi legali. Prima si interviene, meno si paga: trovi il procedimento e i calcoli nella guida Ravvedimento operoso 2026. In ogni caso, il ravvedimento è una toppa: la strada corretta è arrivare alla scadenza con il calcolo già verificato.
Con il metodo storico no, perché manca un'imposta dell'anno precedente su cui calcolarlo. Resta però possibile (e talvolta prudente) valutare il versamento con metodo previsionale per non trovarsi un saldo elevato l'anno successivo.
L'importo della seconda rata è già quantificato nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2026. Il rischio, facendo da soli, è sbagliare la scelta tra storico e previsionale o dimenticare i contributi: vedi anche come si compila il quadro LM dei forfettari.
Sì, l'acconto segue il reddito d'impresa o di lavoro autonomo, a prescindere dalla pensione: approfondimento nella guida Pensione e partita IVA.
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