In questa guida
- Che cos'è l'acconto e perché a novembre si paga la “seconda rata”
- Chi deve pagare il secondo acconto (e chi no)
- Quali imposte (e contributi) riguarda
- Metodo storico o metodo previsionale: la scelta che fa la differenza
- Come si calcola: esempi pratici
- Come ridurre il secondo acconto (in modo legittimo)
- Si può rateizzare il secondo acconto?
- Come si versa: F24 e codici tributo
- Cosa succede se non paghi (o paghi in ritardo)
- Domande frequenti
Il 30 novembre 2026 (quest'anno un lunedì, quindi senza slittamenti) scade il secondo acconto delle imposte sui redditi. È l'adempimento fiscale più temuto dell'autunno: arriva a fine anno, spesso per importi consistenti, e per il 2026 va versato in un'unica soluzione, perché il rinvio con rateizzazione che aveva accompagnato il biennio 2023-2024 non è stato riproposto. In questa guida vediamo con precisione chi deve pagarlo, quali imposte riguarda, come si calcola con il metodo storico e con quello previsionale, come ridurlo in modo legittimo e cosa fare se non si riesce a versarlo entro la scadenza.
Che cos'è l'acconto e perché a novembre si paga la “seconda rata”
Il sistema fiscale italiano non funziona a saldo posticipato: oltre a pagare le imposte dovute per l'anno già concluso (il saldo), il contribuente versa in via anticipata una parte delle imposte dell'anno in corso (l'acconto). L'acconto dovuto per il 2026 si paga in due momenti:
- Primo acconto, insieme al saldo dell'anno precedente. Per il 2026 la scadenza ordinaria del 30 giugno è stata prorogata al 20 luglio 2026 (con possibilità di versare entro il 20 agosto con una maggiorazione dello 0,80%);
- Secondo acconto, da versare entro il 30 novembre.
Il secondo acconto, quindi, non è una tassa nuova: è il completamento dell'anticipo sulle imposte del 2026, che verranno poi conguagliate a saldo nella dichiarazione da presentare nel 2027.
Chi deve pagare il secondo acconto (e chi no)
L'obbligo e la sua articolazione dipendono dall'importo dell'imposta dell'anno precedente (il cosiddetto rigo differenza della dichiarazione). Le soglie, stabili da anni, sono due:
- se l'imposta di riferimento è fino a 51,65 euro, l'acconto non è dovuto;
- se è compresa tra 51,65 e 257,52 euro, l'acconto si versa in un'unica soluzione proprio a novembre (non c'è stata la rata di luglio);
- se è superiore a 257,52 euro, l'acconto si divide in due rate: il 40% con il primo acconto (luglio) e il restante 60% a novembre.
Nella grande maggioranza dei casi, dunque, il secondo acconto di novembre corrisponde al 60% dell'acconto complessivo dovuto per l'anno.
Quali imposte (e contributi) riguarda
Il meccanismo dell'acconto si applica a più prelievi. I principali per professionisti, ditte individuali e forfettari sono:
- IRPEF per ditte individuali in contabilità ordinaria o semplificata e per i professionisti in regime ordinario;
- Imposta sostitutiva del regime forfettario (15%, o 5% per i primi cinque anni): segue esattamente le stesse regole e le stesse soglie dell'IRPEF, calcolata sul rigo del quadro LM. Se non hai ancora chiaro come funziona il tuo regime, trovi il quadro completo nella guida Regime forfettario 2026: requisiti e limiti;
- Cedolare secca sulle locazioni;
- IRES e IRAP per le società e per i soggetti che vi sono tenuti;
- Contributi INPS dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale (quadro RR): la seconda rata di acconto di questi contributi segue la stessa scadenza del 30 novembre. Restano invece separati i contributi fissi sul minimale di artigiani e commercianti, che si pagano in quattro rate trimestrali (ne parliamo nella guida Contributi INPS 2026 per artigiani e commercianti). Per la Gestione Separata l'acconto contributivo è commisurato all'80% dei contributi dell'anno precedente.
Metodo storico o metodo previsionale: la scelta che fa la differenza
La legge lascia due strade per calcolare l'acconto. La scelta è libera, ma ha conseguenze concrete.
Metodo storico
È il metodo “sicuro”: l'acconto si calcola applicando la percentuale (100%) all'imposta risultante dalla dichiarazione dell'anno precedente. Non richiede stime e non espone a sanzioni, perché il parametro è un dato certo già dichiarato. È la scelta corretta quando il reddito dell'anno in corso è stabile o in crescita rispetto al precedente.
Metodo previsionale
Consente di commisurare l'acconto all'imposta che si prevede di dovere per l'anno in corso. È utile quando il 2026 si sta chiudendo con un reddito più basso del 2025 (calo di commesse, cessazione di un contratto importante, riduzione dell'attività): pagando sul previsionale si versa meno, liberando liquidità. Il rovescio della medaglia è il rischio: se a consuntivo l'imposta effettiva del 2026 risulta più alta di quanto stimato, l'acconto versato sarà insufficiente e scatteranno sanzioni per carente versamento (30%, riducibili con il ravvedimento) più interessi. Il previsionale, quindi, va usato solo quando la riduzione del reddito è ragionevolmente certa.
| Metodo storico | Metodo previsionale | |
|---|---|---|
| Base di calcolo | Imposta dell'anno precedente (dato certo) | Imposta stimata dell'anno in corso |
| Quando conviene | Reddito stabile o in aumento | Reddito in calo certo |
| Rischio sanzioni | Nessuno | Sì, se si versa meno del dovuto effettivo |
Un'attenzione in più per il 2026: la nuova aliquota IRPEF
Per il 2026 la seconda aliquota IRPEF è stata ridotta dal 35% al 33% per la fascia di reddito intermedia. Chi rientra in quello scaglione, adottando il metodo previsionale, può tenere conto del minor carico d'imposta che maturerà sul 2026 e calibrare l'acconto di conseguenza. Trattandosi di una novità recente, prima di ridurre l'acconto conviene far verificare il calcolo, per non scendere sotto il dovuto: qui la nostra guida al calcolo dell'IRPEF con gli scaglioni 2026.
Come si calcola: esempi pratici
Esempio 1 – Forfettario, metodo storico
Imposta sostitutiva 2025 (quadro LM) pari a 3.000 euro. L'acconto 2026 è il 100%, cioè 3.000 euro. Poiché supera 257,52 euro, si divide in due rate: 40% = 1.200 euro già versati a luglio e 60% = 1.800 euro da versare entro il 30 novembre 2026.
Esempio 2 – Ditta individuale, IRPEF, metodo storico
IRPEF del rigo differenza 2025 pari a 5.000 euro. Acconto 100% = 5.000 euro: 2.000 euro (40%) a luglio e 3.000 euro (60%) a novembre.
Esempio 3 – Sotto soglia, unica rata
Imposta di riferimento pari a 200 euro: rientra tra 51,65 e 257,52 euro, quindi non c'è stata la rata di luglio e l'intero acconto (100% = 200 euro) si versa in un'unica soluzione il 30 novembre.
Esempio 4 – Metodo previsionale
Forfettario con imposta 2025 di 3.000 euro, ma con ricavi 2026 in calo del 40%: imposta 2026 stimata in 1.800 euro. Avendo già versato a luglio la prima rata storica di 1.200 euro, il secondo acconto sul previsionale sarà pari a 1.800 − 1.200 = 600 euro (anziché 1.800). Attenzione: se a fine anno l'imposta effettiva 2026 risultasse, ad esempio, 2.100 euro, l'acconto complessivo versato (1.800) sarebbe inferiore alla soglia richiesta e la differenza sarebbe soggetta a sanzione. Il previsionale va quindi “tarato” con prudenza.
Come ridurre il secondo acconto (in modo legittimo)
Le vie corrette per pagare meno sono sostanzialmente due:
- Adottare il metodo previsionale quando il reddito dell'anno è realmente in calo, documentando le ragioni della riduzione;
- Verificare la base di calcolo: eventi come la cessazione dell'attività nel corso dell'anno, l'uscita da un regime o il venir meno di componenti straordinari possono ridurre o azzerare l'acconto dovuto. Se stai valutando un cambio di regime, leggi come uscire dal regime forfettario.
Ridurre l'acconto “a sensazione”, senza un calcolo previsionale attendibile, è invece l'errore più costoso: si risparmia a novembre e si pagano sanzioni e interessi l'anno dopo.
Si può rateizzare il secondo acconto?
Per il 2026 la risposta è no: il secondo acconto va versato in un'unica soluzione entro il 30 novembre. La possibilità di dilazionare le somme dovute in rate mensili riguarda i versamenti risultanti dalla dichiarazione — cioè saldo e primo acconto — ma non la seconda rata di novembre.
Il rinvio con rateizzazione (versamento spostato a gennaio e diviso fino a cinque rate) che molte partite IVA di minori dimensioni avevano potuto sfruttare è stato una misura sperimentale limitata ai periodi d'imposta 2023 e 2024: non è stato riproposto per il 2025 e, allo stato attuale, resta fuori dalla Legge di Bilancio 2026. Poiché negli ultimi anni interventi simili sono comparsi anche all'ultimo momento, conviene verificare eventuali novità a ridosso della scadenza; ma la regola su cui pianificare oggi è il versamento integrale al 30 novembre.
Come si versa: F24 e codici tributo
Il pagamento avviene con modello F24, in cui è possibile compensare l'importo con eventuali crediti disponibili. I codici tributo della seconda rata di acconto più frequenti sono:
| Imposta | Codice tributo (2ª rata acconto) |
|---|---|
| IRPEF | 4034 |
| Imposta sostitutiva forfettari / minimi | 1791 |
| Cedolare secca | 1841 |
| IRES | 2002 |
| IRAP | 3813 |
I contributi INPS si indicano nell'apposita sezione del modello con le causali della propria gestione (ad esempio AP/CP per artigiani e commercianti sulla quota eccedente il minimale, PXX per la Gestione Separata). L'anno di riferimento da indicare nell'F24 è il 2026.
Cosa succede se non paghi (o paghi in ritardo)
Il mancato o insufficiente versamento comporta una sanzione, ma la posizione può essere regolarizzata con il ravvedimento operoso, che riduce la sanzione in proporzione al ritardo, con l'aggiunta degli interessi legali. Prima si interviene, meno si paga: trovi il procedimento e i calcoli nella guida Ravvedimento operoso 2026. In ogni caso, il ravvedimento è una toppa: la strada corretta è arrivare alla scadenza con il calcolo già verificato.
Domande frequenti
Il secondo acconto si paga anche se ho aperto la partita IVA quest'anno?
Con il metodo storico no, perché manca un'imposta dell'anno precedente su cui calcolarlo. Resta però possibile (e talvolta prudente) valutare il versamento con metodo previsionale per non trovarsi un saldo elevato l'anno successivo.
Se uso il precompilato o faccio da solo, come faccio a sapere quanto versare?
L'importo della seconda rata è già quantificato nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2026. Il rischio, facendo da soli, è sbagliare la scelta tra storico e previsionale o dimenticare i contributi: vedi anche come si compila il quadro LM dei forfettari.
Vale anche per i pensionati con partita IVA?
Sì, l'acconto segue il reddito d'impresa o di lavoro autonomo, a prescindere dalla pensione: approfondimento nella guida Pensione e partita IVA.