Come si calcola l'IRPEF: scaglioni 2026, addizionali e calcolo netto

L'IRPEF — Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche — è la principale imposta diretta italiana. Si applica con aliquote crescenti al crescere del reddito, secondo un sistema a scaglioni che molti conoscono per nome ma pochi sanno applicare concretamente. Capire come funziona permette di stimare il proprio carico fiscale, capire perché il conguaglio di fine anno può generare un debito, e valutare quanto pesa davvero un aumento di stipendio. Questa guida spiega il meccanismo dall'inizio, con esempi numerici precisi.

Cos'è l'IRPEF e chi la paga

L'IRPEF è disciplinata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, TUIR) e si applica a tutte le persone fisiche residenti in Italia su tutti i redditi ovunque prodotti nel mondo, e alle persone fisiche non residenti sui soli redditi prodotti in Italia.

Sono soggetti all'IRPEF i lavoratori dipendenti, i pensionati, i lavoratori autonomi e i professionisti in regime ordinario, i titolari di redditi fondiari (terreni e fabbricati), i percettori di redditi di capitale e i titolari di redditi diversi. Non sono soggetti all'IRPEF ordinaria i contribuenti in regime forfettario, che applicano invece un'imposta sostitutiva del 15% (o 5%) sul reddito determinato forfettariamente.

La base imponibile: reddito complessivo e reddito imponibile

Il punto di partenza del calcolo è il reddito complessivo, che è la somma di tutte le categorie di reddito percepite nell'anno: redditi da lavoro dipendente, redditi da lavoro autonomo, redditi fondiari, redditi di capitale tassati in modo ordinario, redditi diversi. Non rientrano nel reddito complessivo i redditi soggetti a ritenuta a titolo d'imposta definitiva (come i dividendi tassati con ritenuta del 26%, o gli interessi sui conti correnti).

Dal reddito complessivo si sottraggono gli oneri deducibili — ovvero le spese che la legge consente di dedurre integralmente o parzialmente dalla base imponibile prima del calcolo dell'imposta. I principali oneri deducibili sono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno (INPS, casse professionali), i contributi per i fondi pensione fino a 5.164,57 euro, gli assegni periodici all'ex coniuge, le erogazioni liberali a determinate istituzioni, e alcune altre voci specifiche. Il risultato è il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola l'imposta lorda.

Gli scaglioni IRPEF 2026

L'IRPEF si calcola applicando aliquote crescenti a ciascuna fascia di reddito (scaglione). Nel 2026, a seguito della riforma fiscale avviata con il D.Lgs. 216/2023 e consolidata nelle successive leggi di bilancio, sono in vigore tre scaglioni:

Scaglione di reddito imponibile Aliquota Imposta sullo scaglione
Da 0 a 28.000 euro 23% Max 6.440 euro
Da 28.001 a 50.000 euro 35% Max 7.700 euro (sul solo incremento)
Oltre 50.000 euro 43% Sul reddito che supera 50.000 euro

Un punto fondamentale che molti fraintendono: l'aliquota più alta si applica solo alla parte di reddito che cade in quello scaglione, non all'intero reddito. Chi guadagna 60.000 euro non paga il 43% su tutto: paga il 23% sui primi 28.000, il 35% sui successivi 22.000 e il 43% sugli ultimi 10.000. L'aliquota media effettiva è sempre inferiore all'aliquota marginale (quella dello scaglione più alto raggiunto).

Aliquota marginale vs aliquota media — L'aliquota marginale è l'aliquota applicata all'ultimo euro di reddito guadagnato. L'aliquota media è il rapporto tra imposta totale e reddito totale. Un contribuente con reddito di 40.000 euro ha aliquota marginale del 35% ma aliquota media di circa il 26%. Questo spiega perché un aumento di stipendio non porta a pagare "più tasse su tutto": solo l'incremento viene tassato all'aliquota marginale.

Come si calcola l'imposta lorda: esempio pratico

Esempio: lavoratore dipendente con reddito imponibile IRPEF di 38.000 euro (dopo la deduzione dei contributi previdenziali).

Scaglione Reddito nello scaglione Aliquota Imposta
Primo (0–28.000) 28.000 € 23% 6.440 €
Secondo (28.001–50.000) 10.000 € (da 28.001 a 38.000) 35% 3.500 €
Totale imposta lorda     9.940 €

Dall'imposta lorda si sottraggono le detrazioni (non le deduzioni, che invece abbattono il reddito imponibile prima del calcolo). Le detrazioni più rilevanti per un lavoratore dipendente sono la detrazione per redditi da lavoro dipendente e le detrazioni per carichi di famiglia.

Le detrazioni da lavoro: come riducono l'imposta

La detrazione per redditi da lavoro dipendente è prevista dall'art. 13 del TUIR e si applica automaticamente dal datore di lavoro nelle ritenute mensili. L'importo non è fisso: decresce al crescere del reddito complessivo, azzerandosi a 50.000 euro.

Reddito complessivo Detrazione spettante
Fino a 15.000 euro 1.955 euro (con possibile integrazione fino a rendere l'imposta zero)
Da 15.001 a 28.000 euro Da 1.955 euro decrescente, con incremento di 65 euro aggiuntivi
Da 28.001 a 50.000 euro Decrescente proporzionalmente fino a zero
Oltre 50.000 euro Zero

Nell'esempio del lavoratore con 38.000 euro di reddito, la detrazione da lavoro dipendente è calcolata come segue (formula dell'art. 13 TUIR, redditi tra 28.000 e 50.000 euro):

Detrazione = 1.910 × [(50.000 − 38.000) / (50.000 − 28.000)] = 1.910 × (12.000 / 22.000) = 1.910 × 0,545 ≈ 1.041 euro

Imposta netta = 9.940 − 1.041 = 8.899 euro

L'aliquota media effettiva su 38.000 euro è: 8.899 / 38.000 = 23,4% — ben inferiore all'aliquota marginale del 35%.

Le altre detrazioni e deduzioni che abbassano il carico

Oltre alla detrazione da lavoro, l'imposta netta può essere ulteriormente ridotta da detrazioni specifiche per spese sostenute nell'anno. Le principali — tutte al 19% della spesa — sono: spese sanitarie (sulla parte eccedente 129,11 euro), interessi passivi sul mutuo prima casa (su un massimale di 4.000 euro), spese per istruzione universitaria, premi assicurativi vita e infortuni, spese funebri, erogazioni liberali. Per l'elenco completo con le condizioni: Detrazioni fiscali 2026: guida completa.

Dal 2026, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro le detrazioni sono soggette a un coefficiente di riduzione che dipende dal reddito e dal numero di figli a carico. Chi supera 100.000 euro senza figli vede le detrazioni ridotte al 30% del loro valore teorico.

Le deduzioni dal reddito (che abbassano la base imponibile prima del calcolo dell'imposta, e non l'imposta stessa) comprendono principalmente i contributi previdenziali obbligatori — già inclusi nel reddito imponibile del lavoratore dipendente perché il datore li versa direttamente — e i contributi ai fondi pensione complementari fino a 5.164,57 euro annui.

Le addizionali regionali e comunali

All'IRPEF si aggiungono due imposte locali calcolate sullo stesso reddito imponibile: l'addizionale regionale e l'addizionale comunale. Non sono incluse nelle ritenute mensili calcolate dall'IRPEF lorda: vengono trattenute in modo specifico in base alle aliquote deliberate da Regione e Comune di residenza.

Addizionale regionale: l'aliquota base è dello 0,9% ma ogni Regione può aumentarla fino a un massimo del 3,33%. Il Lazio, ad esempio, applica aliquote progressive dal 1,73% al 3,33% per le fasce di reddito più alte. L'addizionale regionale non prevede detrazioni proprie: si calcola sul reddito imponibile IRPEF.

Addizionale comunale: ogni Comune delibera l'aliquota annualmente, con un massimo dello 0,8%. Alcuni Comuni applicano una soglia di esenzione per i redditi più bassi. L'addizionale comunale dell'anno precedente viene trattenuta in busta paga a partire da marzo dell'anno successivo in rate mensili fino a novembre.

Per un lavoratore con reddito imponibile di 38.000 euro residente nel Lazio in un Comune con addizionale comunale dello 0,8%, il carico delle addizionali è indicativamente: addizionale regionale circa 760–900 euro + addizionale comunale circa 304 euro = circa 1.100 euro aggiuntivi rispetto all'IRPEF.

Il conguaglio fiscale di fine anno: perché si deve restituire denaro

Il lavoratore dipendente non versa l'IRPEF direttamente all'Agenzia delle Entrate: è il datore di lavoro (sostituto d'imposta) che applica le ritenute mensili su ogni busta paga e le versa all'Erario per conto del lavoratore. Le ritenute mensili sono però stime basate sul reddito annuo previsto: si calcolano dividendo la retribuzione mensile per dodici, applicando le aliquote e le detrazioni corrispondenti a quel livello di reddito annualizzato.

A dicembre (o, in alcuni casi, a gennaio dell'anno successivo), il datore effettua il conguaglio fiscale: calcola l'IRPEF effettivamente dovuta sull'intero reddito dell'anno e confronta il totale con le ritenute già operate nei mesi precedenti. Se le ritenute sono state inferiori all'imposta dovuta, la differenza viene trattenuta in busta paga a dicembre (conguaglio a debito). Se sono state superiori, la differenza viene restituita (conguaglio a credito).

Le principali cause di conguaglio a debito — cioè le situazioni in cui il lavoratore deve restituire denaro — sono:

  • Percepire più stipendi nello stesso anno da datori di lavoro diversi, ciascuno dei quali calcola le ritenute solo sul proprio reddito senza tener conto degli altri: sommando i due redditi il contribuente potrebbe finire in uno scaglione più alto;
  • Aver avuto variazioni di stipendio nel corso dell'anno (aumenti, promozioni, una tantum) non correttamente anticipate nel calcolo delle ritenute;
  • Aver ricevuto premi o bonus tassati con aliquote inferiori a quella effettiva del contribuente;
  • Perdita di detrazioni per familiari a carico che non si è comunicata tempestivamente al datore.

Il conguaglio può essere rateizzato: se l'importo trattenuto a dicembre supera 100 euro, il lavoratore può chiedere al datore di distribuirlo in più rate da novembre a dicembre. Per la guida alla dichiarazione dei redditi: Modello 730 — servizio di Studio Taglione. Per la guida alla busta paga: Come leggere la busta paga.

Acconti IRPEF: come funzionano e quando si versano

Chi presenta la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF, non il 730) e risulta a debito deve versare non solo il saldo dell'anno precedente ma anche gli acconti per l'anno in corso. Il sistema degli acconti è progettato per anticipare il gettito fiscale: invece di aspettare la dichiarazione dell'anno successivo, il contribuente versa durante l'anno corrente una stima dell'imposta che probabilmente dovrà pagare.

Gli acconti si calcolano applicando il 100% dell'imposta netta dell'anno precedente (risultante dalla dichiarazione) e si versano in due rate:

  • Prima rata (40% del totale acconti): entro il 30 giugno (oppure il 31 luglio con maggiorazione dello 0,4%);
  • Seconda rata (60% del totale acconti): entro il 30 novembre.

Gli acconti non si versano se l'imposta dell'anno precedente è inferiore a 51,65 euro. Il lavoratore dipendente che ha tutto il reddito soggetto a ritenuta dal sostituto d'imposta di norma non deve versare acconti autonomamente: ci pensa il datore. Chi ha redditi aggiuntivi oltre il lavoro dipendente (es. affitti, partita IVA, lavoro autonomo) deve invece calcolare e versare autonomamente gli acconti sulla parte di reddito non coperta da ritenute.

IRPEF e regime forfettario: le differenze

I contribuenti in regime forfettario non pagano l'IRPEF ordinaria sui redditi della propria attività: applicano invece un'imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni di attività) sul reddito determinato forfettariamente. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.

Il reddito dell'attività in regime forfettario non entra nel reddito complessivo IRPEF, il che ha due conseguenze: da un lato, non si somma ad eventuali altri redditi (es. redditi fondiari, redditi da capitale) ai fini del calcolo dell'aliquota marginale; dall'altro, il contribuente forfettario non può portare in detrazione le spese sanitarie, gli interessi sul mutuo e le altre detrazioni del 19% per la quota di imposta relativa all'attività forfettaria — le detrazioni si applicano solo sull'IRPEF eventualmente dovuta per altri redditi. Per la guida completa: Regime forfettario 2026. Per il confronto tra i regimi: Calcolatore convenienza regime forfettario.

Ebook gratuito · PDF + ePub

SRL: istruzioni per l'uso

La guida pratica del commercialista per aprire, gestire e proteggere la tua società: forma giuridica, compenso o dividendi, holding, trust e passaggio generazionale.

Scarica gratis Ti basta lasciare la tua email.