La lettera di messa in mora è la richiesta scritta con cui il creditore intima al debitore di pagare o di adempiere un'obbligazione. È regolata dall'art. 1219 del Codice Civile e ha effetti precisi: costituisce in mora il debitore, fa decorrere gli interessi moratori dove non decorrono già, sposta su di lui il rischio dell'impossibilità sopravvenuta e interrompe la prescrizione. È anche il primo passo, quasi sempre necessario, prima di un'azione giudiziale.
Sono due cose diverse che spesso stanno nella stessa lettera. La messa in mora chiede l'adempimento. La diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.) intima di adempiere entro un termine congruo, di regola non inferiore a quindici giorni, con l'avvertimento che, decorso inutilmente il termine, il contratto sarà risolto di diritto. Si usa quando il creditore vuole liberarsi dal contratto, ad esempio per rivolgersi a un altro fornitore o per riottenere un bene. Il modello consente di scegliere se inserire o meno la clausola risolutiva.
La mora è automatica, senza bisogno di intimazione, per i debiti di denaro da pagare al domicilio del creditore e scaduti, per i debiti derivanti da fatto illecito e quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler adempiere. Anche in questi casi, però, la lettera resta utile per interrompere la prescrizione e per documentare il tentativo di soluzione bonaria.
Per i crediti tra privati maturano gli interessi al tasso legale, salvo un tasso diverso pattuito. Nelle transazioni commerciali tra imprese o con la pubblica amministrazione si applicano gli interessi di mora del D.Lgs. 231/2002, pari al tasso BCE maggiorato di otto punti, che decorrono automaticamente dalla scadenza, più un importo forfettario di 40 euro per i costi di recupero. Indicare l'importo degli interessi nella lettera rende la richiesta più seria.
La lettera produce effetti dal momento in cui arriva al debitore. Servono quindi mezzi che provino la ricezione: raccomandata con ricevuta di ritorno, PEC se il destinatario ne ha una (imprese e professionisti sono obbligati ad averla), consegna a mano con firma per ricevuta. L'email ordinaria e i messaggi sono più facili da contestare. Una lettera inviata da un avvocato ha lo stesso valore giuridico, ma un impatto diverso sul debitore.
Se il debitore non paga, il creditore può chiedere un decreto ingiuntivo, se ha una prova scritta del credito (fatture, contratto, riconoscimento di debito), oppure avviare un giudizio ordinario. Per alcune materie, ad esempio locazioni, condominio e contratti bancari, prima della causa è obbligatorio il tentativo di mediazione. Una buona diffida spesso evita tutto questo: molti debitori pagano o propongono un piano di rientro.
Dati del creditore e del debitore, titolo del credito (contratto, fattura, prestazione), importo dovuto e interessi, termine per adempiere, eventuale clausola di risoluzione, avvertimento sulle azioni successive, coordinate per il pagamento, data e firma.
Per la diffida ad adempiere almeno quindici giorni, salvo un termine diverso pattuito o giustificato dalla natura del contratto.
Sì, se è un atto scritto che manifesta chiaramente la volontà di ottenere il pagamento ed è ricevuto dal debitore.
Tra imprese è dovuto l'indennizzo forfettario; per le spese legali stragiudiziali occorre valutare caso per caso.
Calcola gli interessi legali e moratori. Se il debitore riconosce il debito, formalizzalo con il riconoscimento di debito o con un piano di rientro. Per capire che cosa si può recuperare su uno stipendio usa il calcolatore del pignoramento e leggi la guida al pignoramento dello stipendio.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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