Il contratto di appalto di servizi è l'accordo con cui un'impresa, l'appaltatore, si obbliga a fornire un servizio a un committente con propria organizzazione di mezzi e con gestione a proprio rischio, in cambio di un corrispettivo (art. 1655 c.c.). Pulizie, manutenzioni, vigilanza, logistica, gestione di servizi informatici, mense: sono tutti esempi tipici. La parola chiave è organizzazione: l'appaltatore non fornisce persone, fornisce un servizio che organizza e dirige lui.
Un appalto è genuino quando l'appaltatore organizza i mezzi necessari, esercita il potere direttivo sui propri lavoratori e assume il rischio d'impresa (art. 29 del D.Lgs. 276/2003). Se invece il committente dirige i lavoratori dell'appaltatore, ne decide orari e compiti, e l'appaltatore si limita a pagare gli stipendi, l'appalto non è genuino: è una somministrazione illecita di manodopera. Le conseguenze sono pesanti per entrambe le parti: sanzioni penali e amministrative, e possibilità per i lavoratori di chiedere di essere considerati dipendenti del committente.
Anche quando l'appalto è genuino, il committente risponde in solido con l'appaltatore e con gli eventuali subappaltatori, per due anni dalla cessazione dell'appalto, delle retribuzioni, del TFR, dei contributi e dei premi assicurativi dovuti ai lavoratori impiegati. Per questo il contratto deve prevedere la verifica del DURC, la consegna periodica della documentazione su pagamenti e versamenti e la facoltà di sospendere i pagamenti in caso di irregolarità.
Per gli appalti con prevalente utilizzo di manodopera, svolti presso sedi del committente con beni strumentali riconducibili a lui e di importo complessivo annuo superiore a 200.000 euro, l'art. 17-bis del D.Lgs. 241/1997 obbliga il committente a richiedere all'appaltatore le deleghe di pagamento delle ritenute fiscali sui lavoratori impiegati, salvo che l'appaltatore presenti il certificato di affidabilità fiscale. È un obbligo che molte aziende scoprono solo in sede di controllo.
Il committente deve verificare l'idoneità tecnico-professionale dell'appaltatore, fornirgli informazioni sui rischi dell'ambiente di lavoro e, quando ci sono interferenze tra le attività, redigere il DUVRI con i relativi costi della sicurezza indicati nel contratto (art. 26 del D.Lgs. 81/2008).
Descrizione del servizio e dei livelli di qualità attesi, luogo e tempi di esecuzione, mezzi e personale a carico dell'appaltatore, referente dell'appaltatore che dirige il personale, corrispettivo e modalità di pagamento, verifica degli obblighi retributivi e contributivi, sicurezza, divieto o limiti al subappalto, penali per ritardi e inadempimenti, assicurazioni, durata, recesso e risoluzione.
Può dare indicazioni sul risultato del servizio al referente dell'appaltatore, non ordini diretti ai singoli lavoratori.
Di regola in modo ordinario; per alcuni servizi resi nel settore edile o su edifici (pulizia, demolizione, completamento) si applica il reverse charge.
No, l'appaltatore non può subappaltare senza l'autorizzazione del committente (art. 1656 c.c.).
Per rapporti continuativi con più ordini usa l'accordo quadro commerciale. Se l'appaltatore accede a informazioni riservate aggiungi un NDA bilaterale e, se tratta dati personali, la nomina a responsabile del trattamento. La guida Distacco del personale spiega le differenze con altri modi di "usare" lavoratori altrui.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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