L'autocertificazione di stato civile è la dichiarazione con cui una persona attesta se è celibe o nubile, coniugata, unita civilmente, separata, divorziata, vedova o con unione civile sciolta. Sostituisce i relativi certificati ai sensi dell'art. 46 del D.P.R. 445/2000 ed è valida nei rapporti con pubbliche amministrazioni e gestori di pubblici servizi. Il modello comprende le varianti per tutte le situazioni, comprese quelle che richiedono l'indicazione di date e provvedimenti.
Per chi è coniugato o unito civilmente si indicano la data e il luogo del matrimonio o dell'unione e il nominativo dell'altra parte. Per chi è separato legalmente si richiamano gli estremi del provvedimento del tribunale o dell'accordo di separazione (anche concluso con negoziazione assistita o davanti all'ufficiale di stato civile). Per il divorzio servono la data della sentenza o dell'accordo e la sua annotazione negli atti di stato civile. Per la vedovanza, la data di decesso del coniuge. La separazione di fatto non cambia lo stato civile: chi è separato di fatto risulta ancora coniugato.
La convivenza di fatto non è uno stato civile. Le coppie conviventi possono però registrare la convivenza presso l'anagrafe ai sensi della Legge 76/2016, e questa situazione si attesta con l'autocertificazione dello stato di famiglia o, se necessario, con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Il modello include una nota per non confondere le due cose.
Lo stato civile incide su detrazioni e agevolazioni. La detrazione per coniuge a carico spetta se il coniuge non legalmente ed effettivamente separato ha un reddito entro il limite di legge; in caso di separazione legale, gli assegni periodici al coniuge sono deducibili per chi li paga e tassati per chi li riceve, mentre quelli per il mantenimento dei figli non lo sono. Lo stato civile conta anche per la comunione o separazione dei beni, che incide sugli acquisti immobiliari e sulle agevolazioni prima casa, e per l'individuazione degli eredi.
La pubblica amministrazione può verificare la dichiarazione presso il Comune che detiene gli atti di stato civile. Chi dichiara il falso commette un reato e perde i benefici ottenuti. Con i privati, come banche e notai, l'autocertificazione può essere accettata ma non è obbligatoria; spesso viene richiesto l'estratto dell'atto di matrimonio con le annotazioni.
Dati del dichiarante, scelta dello stato civile con i relativi estremi (data, luogo, provvedimento), richiami agli artt. 46 e 76 del D.P.R. 445/2000, informativa sul trattamento dei dati, data e firma.
Fino alla sentenza o all'accordo definitivo e alla sua annotazione, risulti separato.
Sì, se il matrimonio è stato trascritto nei registri dello stato civile italiano.
Sei mesi, come il certificato che sostituisce.
Completa la documentazione con le autocertificazioni di residenza e di stato di famiglia. Per gli effetti fiscali leggi Detrazioni fiscali 2026 e, per i passaggi patrimoniali in famiglia, Successioni e donazioni.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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