Il codice fiscale viene attribuito a ogni persona che entra in rapporto con il fisco e con la pubblica amministrazione italiana. Nella maggior parte dei casi l'attribuzione è automatica, ma ci sono situazioni in cui va chiesta con il modello AA4/8: neonati per i quali il Comune non ha completato la procedura, cittadini stranieri che arrivano in Italia o che, pur restando all'estero, devono fare un acquisto, aprire un conto o ricevere un'eredità.
Per i bambini nati in Italia il codice fiscale viene attribuito dal Comune al momento della denuncia di nascita, collegato con l'Anagrafe Tributaria, e la tessera sanitaria arriva poi per posta. Se il codice non risulta attribuito, ad esempio per nascite avvenute all'estero o per problemi di trasmissione, uno dei genitori presenta il modello all'Agenzia delle Entrate con il proprio documento e l'atto o il certificato di nascita. Il codice fiscale serve subito per l'iscrizione al pediatra, per l'assegno unico e per le detrazioni fiscali.
I cittadini stranieri che entrano in Italia per lavoro o ricongiungimento familiare ricevono spesso il codice fiscale tramite lo Sportello Unico per l'Immigrazione o la Questura, nell'ambito della procedura di ingresso. Negli altri casi lo chiedono all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate presentando il modello con il passaporto o un altro documento di identità valido, e, per i cittadini extra UE, il visto o il permesso di soggiorno se già in possesso. Chi si trova all'estero può rivolgersi al consolato italiano. Il codice è necessario per firmare un contratto di lavoro o di locazione, aprire un conto, iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, acquistare un immobile o un'auto.
Ai richiedenti protezione internazionale viene talvolta attribuito un codice numerico provvisorio, che va poi sostituito con il codice alfanumerico definitivo. Il codice fiscale non dipende dalla cittadinanza o dal permesso di soggiorno e non cambia quando la persona ottiene la residenza o la cittadinanza italiana, salvo correzioni dei dati anagrafici.
Per i neonati, il documento del genitore e l'atto o il certificato di nascita, con traduzione se formato all'estero. Per gli stranieri, il passaporto o documento equivalente; per i cittadini UE anche la carta d'identità del Paese di origine. Se la richiesta è presentata da un delegato servono la delega firmata e la copia del documento del richiedente.
Si seleziona la richiesta di attribuzione, si riportano i dati anagrafici esattamente come risultano dal documento (con attenzione a cognomi doppi, traslitterazioni e date di nascita), il Paese di nascita e la residenza o il domicilio in Italia o all'estero. Gli errori di trascrizione sono la causa più frequente di codici sbagliati da correggere successivamente.
Sì, ad esempio per acquistare un immobile in Italia o ricevere un'eredità, chiedendolo all'Agenzia delle Entrate o al consolato.
Vale solo quello attribuito dall'Agenzia delle Entrate; in caso di omocodia può essere diverso da quello calcolato.
Allo sportello il certificato di attribuzione viene di solito rilasciato subito.
Per tutte le funzioni del modulo vedi il modello AA4/8; per le tessere smarrite il duplicato della tessera sanitaria. Se lo straniero deve iniziare un'attività in Italia leggi la guida all'apertura della partita IVA; per chi ha redditi in più Paesi, Redditi esteri e dichiarazione in Italia.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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