L'autocertificazione dei redditi è la dichiarazione sostitutiva con cui una persona attesta la propria situazione reddituale: tipo di redditi percepiti e importo, riferiti a un anno determinato. Il D.P.R. 445/2000 consente di autocertificare la situazione reddituale o economica, anche ai fini della concessione di benefici. Nei rapporti con la pubblica amministrazione la dichiarazione va accettata; con i privati, come banche o proprietari di casa, è facoltativa e spesso viene integrata da documenti.
Si usa nelle domande di contributi comunali o regionali che richiedono il reddito di un anno, nelle iscrizioni scolastiche o ai servizi con tariffe a fasce, nei concorsi, nelle pratiche di patrocinio a spese dello Stato e in tutti i casi in cui un ente chiede di dichiarare i redditi senza richiedere l'ISEE. Per mutui e finanziamenti le banche la usano come documento preliminare, ma per l'istruttoria chiedono quasi sempre la Certificazione Unica, il modello 730 o Redditi e le buste paga.
È il punto più delicato. Il reddito complessivo ai fini IRPEF non coincide con il reddito netto in busta paga, né con il fatturato di un'attività. Per il lavoratore dipendente si prende di solito il reddito indicato nella Certificazione Unica; per il titolare di partita IVA il reddito dichiarato (in regime forfettario, quello determinato con il coefficiente di redditività, al netto dei contributi). Se l'ente chiede un dato diverso, come il reddito imponibile o il reddito netto, va riportato quello richiesto: il modello prevede campi distinti e l'indicazione dell'anno di riferimento.
L'ISEE è un indicatore diverso: considera i redditi di tutto il nucleo familiare, il patrimonio mobiliare e immobiliare e una scala di equivalenza. Si ottiene presentando la Dichiarazione Sostitutiva Unica all'INPS, direttamente o tramite un CAF o un professionista. Quando un bando richiede l'ISEE, l'autocertificazione dei redditi non può sostituirlo.
I dati reddituali sono tra i più facili da controllare, perché l'amministrazione può incrociarli con l'Anagrafe Tributaria. Chi dichiara un reddito inferiore al reale per ottenere un beneficio commette un reato, perde il beneficio e deve restituire quanto ricevuto. Prima di compilare conviene avere sotto mano la propria dichiarazione dei redditi o la CU dell'anno richiesto.
Dati del dichiarante, anno di riferimento, tipologia di redditi (lavoro dipendente o assimilato, pensione, lavoro autonomo, impresa, fabbricati, altri), importi, indicazione dell'eventuale assenza di redditi, richiami normativi, informativa privacy, data e firma.
Sì, indicando i redditi percepiti in base alla CU o ad altri documenti, oppure l'assenza di redditi.
Non con questo modello: per fatti relativi ad altri si usa la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, nei limiti in cui ne hai diretta conoscenza.
Quello richiesto dall'ente; se non è specificato, di solito l'ultimo anno per cui è scaduto il termine della dichiarazione.
Per l'ISEE usa il servizio DSU e ISEE online. Se hai partita IVA in regime forfettario, il reddito risulta dal modello Redditi PF; per i dipendenti leggi Come si fa la dichiarazione dei redditi da soli. Per altri fatti c'è la dichiarazione sostitutiva di atto notorio.
Scheda a cura del Dott. Giorgio Taglione, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Cassino (n. 658, sez. A). Aggiornata a ottobre 2026. Il modello è uno schema di partenza da adattare al caso concreto: non sostituisce una consulenza sulla situazione specifica.
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